Nel mondo dei comics se ne sono lette e sentite di storie memorabili, ma quella di cui parleremo oggi è  lunga e complicata. Parla di uomini, paperi, nipoti e Zioni. Finalmente abbiamo riletto La Saga di Paperon de’ Paperoni e come sempre ci siamo resi conto, una volta chiuso il prezioso albo, di ritrovarci davanti a un monumento della letteratura moderna. Il lavoro di Don Rosa è impressionante, frutto di passione e perfezionismo maniacale. È uno di quei casi, anche se per timore reverenziale non si dice quasi mai, in cui l’allievo supera il maestro. Non è una cosa semplice se il maestro in questione è Carl Barks, il creatore di Zio Paperone, l’uomo dei paperi. L’ammirazione di Don Rosa per il celebre fumettista è cosa nota: durante un’intervista dichiarò che Barks è stato in assoluto il miglior narratore del secolo scorso, il “suo” secolo visto che nacque nel 1901 e scomparve nel 2000. In quasi tutte le storie di Don Keno Rosa possiamo trovare nella vignetta d’apertura l’acronimo D.U.C.K. che non solo significa “papero” ma è anche una dedica al suo maestro ( Dedicated to Uncle Carl by Kenoche, a detta dell’autore, lo ha ispirato in ogni singola tavola.

Probabilmente è solo grazie a questo sentimento tra i due che oggi ci possiamo godere un’opera del genere. Pare infatti che quando gli hanno commissionato la storia a puntate, Don Rosa si sia messo a studiare tutte le storie di Barks e i periodi storici durante i quali si sarebbe dovuta articolare La Saga che non solo doveva avere rimandi a opere precedenti e inserirsi alla perfezione tra gli scritti che parlavano di Paperone, ma doveva essere coerente con la storia. Il progetto D.U.C.K. (cosi fu chiamato in italia nel 1997) copre un arco di 70 anni circa e fa da prequel alle avventure dello Zione. Inizia con l’infanzia del papero più ricco del mondo e termina il giorno in cui conosce i suoi pronipoti, evento narrato nella prima apparizione in assoluto del personaggio ( “Il Natale di Paperino sul monte Orso 1947).

Nel primo capitolo (ambientato nel 1780 su per giù) troviamo un Paperone giovanissimo: è il piccolino della famiglia, L’ultimo del Clan De’ Paperoni (che è anche il titolo della storia). Il Clan, una volta ricchissimo e potente, è ormai decaduto e i possedimenti e i terreni  della famiglia sono stati presi da un clan rivale, i Whiskerville. Il piccolo Paperone  inizia, spinto dal papà, a lavorare come lustrascarpe e proprio in questo momento apprende la prima vera lezione della sua vita: uno scava fossi (in realtà in combutta col papà del futuro Zione) si fa lucidare gli stivali sudici e paga il paperotto con una moneta americana, un (IL) decino. La prima moneta guadagnata con tanto sforzo era inutilizzabile, non valeva nulla in Scozia ma era preziosa la lezione che il giovanotto aveva imparato. Capisce che durante la sua vita incontrerà tanti malandrini, visto che il mondo è pieno di furbi e di duri, ma che lui dovrà essere più furbo e caparbio di tutti. I primi ad essere sconfitti da Paperone sono i Whiskerville, messi in fuga dalle terre del Clan con un abile stratagemma. Sul finale della storia, il piccolo Zione, incontrerà un papero che lo spronerà a partire per l’America a cercar fortuna: si tratta del fantasma del duca Quaquarone, un suo antenato che aveva visto in lui la scintilla dell’avventuriero e aveva capito che quel piccoletto aveva la stoffa per far tornare ai fasti di un tempo il buon nome della famiglia.

Le avventure di Paperone saranno stracolme di sfide e di rivali, e ognuna di esse non solo arricchirà Paperone ma lo temprerà nel carattere fino a farlo diventare il duro che conosciamo tutti. È in quest’opera (di dodici volumi) che però scopriamo finalmente qualcosa di più del Papero più ricco del mondo e finalmente si parla di un personaggio Disney estremamente complesso e a modo suo incredibilmente romantico. Non è solo un vecchio taccagno che gode della sua ricchezza: la passione per il denaro nasconde ben altro, il suo patrimonio è il simbolo del suo successo, risultato del bilancio di una vita. Tutte le grandi imprese e le sconfitte più umilianti. Nel capitolo finale, ci rendiamo conto che ogni guadagno equivale a un ricordo e che l’essere ricco non è solo questione materiale, ma soprattutto spirituale.

Ogni volta che lo Zione si tuffa nelle monete si ricorda di chi è, delle sue origini e di tutta la sua vita. Non è importante essere ricco, quanto esserlo diventato partendo da un kit da lustrascarpe, aver navigato sulle acque del Mississipi, fatto il cowboy, riconquistato il castello dei proprio avi, conquistato terreni in tutto il mondo, aver picconato per anni nello Yukon, aver provato e riprovato senza mai darsi per vinto. È proprio questo il messaggio dello Zione ai suoi nipoti, molto più rammolliti di lui, per questo mostrerà a loro tutti i suoi cimeli più importanti (contenuti in un baule, identico a quello che il nonno di Don Rosa lasciò al nipote) e prometterà di portarli per avventure con lui che, seppur vecchio, non ha la minima intenzione di andare in pensione.

I temi affrontati da Don Rosa non sono infantili o comici: sarà tra i pochissimi a ritrarre la famiglia dei paperi in lacrime per la dipartita di qualcuno e i lettori più attenti potranno (proprio in questa saga) vedere parte del corpo ormai senza vita del papà di Paperone, spirato poco dopo l’ultimo saluto al figlio. I casi come questo, sono trattati con semplicità e dolcezza, la quotidianità e i momenti importanti delle vite dei personaggi e le loro emozioni diventano molto più simili alle nostre. I paperi smettono di essere dei cartoon e diventano tridimensionali, delle persone con pregi, difetti, una vita. Esseri umani con le piume. Il tratto come sempre è elegantissimo, e ogni singola vignetta è curata nei minimi dettagli, l’espressività dei personaggi tocca picchi praticamente mai più raggiunti dagli autori Disney e ogni singola pagina è una vera e proprio dichiarazione d’amore a quel vecchio che tanto ha fatto in vita sua per diventare il più grande di sempre. Poco importa se quel vecchio è lo Zio Paperone o lo Zio Carl, che per fortuna ha fatto in tempo a vedere la sua eredità.

L’opera uscì in 12 capitoli, tra il ’94 e il ’96. Fu ovviamente pluripremiata e ricevette l’Eisner Award per miglior storia a puntate. Per fortuna però, la saga non si concluse li: durante gli anni, Don Rosa scrisse e disegnò altre storie che poi sono stati inseriti tra i capitoli e alcune avventure che pur non facendo parte dell’arco narrativo della giovinezza di Paperone sono inequivocabilmente riconducibili al Progetto D.U.C.K. Parliamo di quel capolavoro intitolato Una lettera da casa e delle avventure in cui si torna a narrare del Paperone innamorato di Doretta (L’ultima slitta per Dawson, Il sogno di una vita.). Don Rosa continuerà ad approfondire la vita dello Zione fino al febbraio 2013, quando annuncia il suo ritiro come disegnatore Disney lasciando tutti i lettori confusi: eravamo tutti colmi di gratitudine, ma anche piuttosto tristi perché sapevamo che smetteva di scrivere il più grande della storia della celebre compagnia fondata da Walt Disney.